• Registrati
  • Accedi
  • Iscriviti alla Newsletter
  • I miei corsi

logo-aifos-payoff.png
 
  • HOME
  • ASSOCIAZIONE
  • REGISTRI
  • FORMAZIONE
  • CATALOGO FORMATIVO
  • EVENTI
  • NEWS
  • CONTATTI
  • AREA RISERVATA SOCI
  • ISCRIZIONI - RINNOVI
 
  • Mondo Aifos
    • Le nostre attività
    • CFA e soci
    • Noi e voi
  • Approfondimenti
    • Documenti
    • Interventi e commenti
    • Europa e mondo
  • Normativa
  • Pubblicazioni
    • Quaderni
    • Editoria Aifos
    • Libri segnalati
  • Dicono di noi

/ News / Approfondimenti / Interventi e commenti

03 novembre 2026

Interventi e commenti

Gli effetti dell’infiltrazione mafiosa sulla sicurezza nei posti di lavoro

Approfondimento a cura di Renata Borgato, formatrice e consulente manageriale

Gli effetti dell’infiltrazione mafiosa sulla sicurezza nei posti di lavoro

Il D.Lgs. 81/2008 costituisce il principale riferimento in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Esso pone in capo al datore di lavoro un complesso di obblighi finalizzati alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Tuttavia un'efficace politica aziendale di prevenzione non dovrebbe limitarsi al rispetto formale degli adempimenti previsti dal D.Lgs. 81/2008, ma dovrebbe tradursi in procedure, responsabilità, controlli e flussi informativi effettivamente attuati e verificabili.

Per ottenere tale risultato occorre che esista un significativo collegamento tra D.Lgs. 81/2008 e il D.Lgs. 231/2001: Il primo individua gli obblighi prevenzionistici posti direttamente a carico dei soggetti della sicurezza, mentre il secondo introduce un ulteriore livello di responsabilità dell'organizzazione e prevede un modello di organizzazione e gestione coerente con l'assetto prevenzionistico adottato dall'impresa.

Pur rimanendo discipline con finalità e presupposti differenti, il D.Lgs. 81 e D.Lgs. 231 devono essere letti in maniera coordinata e questa lettura allarga la necessità di considerare e gestire rischi non esplicitamente contemplati nel solo d.lgs 81.

Alla luce di una lettura congiunta emerge la stretta correlazione tra sicurezza e "rischio mafioso". Essa non appare immediata ed evidente, tuttavia l'art. 28 del Testo Unico impone che la valutazione tenga conto di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori connessi all'attività lavorativa e all'organizzazione dell'impresa e dunque implicitamente obbliga anche a individuare i rischi prevenzionistici concreti che possono essere generati o aggravati da un contesto di infiltrazione mafiosa.

Prendiamo per esempio Il fenomeno del caporalato: l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro di cui all'art. 603-bis c.p., richiamato dal sistema 231 crea una correlazione evidente tra sicurezza e legalità. La criminalità organizzata sfrutta il lavoratore, non applica i contratti per ridurre i costi.

La sicurezza è una delle prime voci di costo che un'organizzazione criminale cerca di comprimere e infatti uno degli aspetti più rilevanti del fenomeno è il rapporto tra economia criminale e dumping dei costi. Riducendo i costi si creano anche condizioni favorenti per una maggiore esposizione ai rischi in materia di salute e sicurezza.

Un'organizzazione criminale che entra nel mercato attraverso un'impresa infiltrata può ottenere un vantaggio competitivo non attraverso una maggiore efficienza, ma attraverso la riduzione illegittima dei costi che può attuarsi sia attraverso il mancato rispetto dei contratti collettivi e del pagamento di contributi che attraverso il ricorso al lavoro nero.

Con un più specifico riferimento alle misure di prevenzione, la presenza nei luoghi di lavoro di criminalità organizzata può aumentare i rischi dei lavoratori sia a causa della mancata formazione che del maggior ricorso a lavoratori privi di esperienza che al mancato rispetto delle procedure di sicurezza.

Inoltre il risparmio può essere ottenuto attraverso il mancato acquisto o sostituzione dei DPI, l’utilizzo di attrezzature obsolete, la mancata manutenzione, la riduzione del personale, il prolungamento dei turni, l’ accelerazione delle lavorazioni.

Il rischio di infiltrazione mafiosa riguarda tutto il territorio nazionale e non solo le regioni di tradizionale insediamento, come dimostra il libro “Mafia a Milano e in Lombardia” di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni che documenta quasi un secolo di storia della criminalità organizzata a Milano.

Questa innegabile e pervasiva presenza su tutto il territorio nazionale fa sì che la responsabilità datoriale prevista dal D.Lgs. 81/2008 faccia includere la valutazione di tale rischio nel sistema integrato di governance del rischio e impegni a includerlo e mantenerne nel tempo la prevenzione.

Questo obiettivo può essere perseguito applicando sia il D.Lgs. 81 che il 231 in modo integrato rendendo l’organizzazione capace di prevenire e gestire tutti i rischi che possono incidere sui lavoratori, sull'azienda e sulla continuità delle sue attività.

Applicare ambedue le norme significa potenziarne gli effetti con un’azione sinergica che trae forza proprio dalla diversa specificità delle azioni messe in campo.

Per quanto riguarda la sicurezza non si tratta ovviamente di trasformare il responsabile della sicurezza in un investigatore antimafia, ma piuttosto di integrare le informazioni disponibili affinché anomalie economiche, societarie e lavoristiche non rimangano separate dalle anomalie prevenzionistiche.

La presenza mafiosa può avere ricadute concrete sulla sicurezza dei lavoratori, in particolare nel settore delle costruzioni, nelle infrastrutture e nei lavori pubblici, nel quale l'infiltrazione può realizzarsi attraverso appalti, subappalti e forniture. La questione non riguarda soltanto la legalità dell'impresa, ma può riguardare direttamente la sicurezza delle persone che lavorano nell'impresa e nella sua filiera.

La presenza della criminalità organizzata nelle imprese può determinare:

  1. pressioni sui lavoratori;
  2. intimidazioni o minacce;
  3. alterazione dei processi decisionali;
  4. mancata segnalazione di situazioni pericolose;
  5. mancato esercizio dei poteri di vigilanza;
  6. riduzione delle risorse destinate alla sicurezza;
  7. impiego di personale non adeguatamente formato;
  8. utilizzo di lavoratori privi dei requisiti professionali necessari;
  9. ricorso a lavoro irregolare;
  10. alterazione della documentazione relativa alla formazione;
  11. utilizzo di imprese subappaltatrici non adeguatamente qualificate;
  12. impiego di attrezzature o materiali non conformi;
  13. compressione dei tempi di esecuzione;
  14. mancato rispetto delle procedure di sicurezza;
  15. occultamento di incidenti, quasi incidenti o non conformità.

La Prefettura di Milano, nel proprio protocollo dedicato a sicurezza e legalità nei luoghi di lavoro, collega espressamente il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata con la tutela della salute e sicurezza e con la prevenzione del lavoro sommerso e irregolare.

Un'impresa operante in un contesto caratterizzato da fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata può infatti essere esposta a rischi organizzativi, economici, gestionali e relazionali capaci di riflettersi direttamente sulle condizioni di lavoro.

Il problema quindi non deriva dalla sola violazione delle norme lavoristiche o prevenzionistiche, ma dal fatto che la violazione diventa parte integrante del modello economico attraverso cui l'impresa mafiosa acquisisce e mantiene il proprio vantaggio competitivo.

Associazione

Chi siamo

Servizi ai soci

Registri professionali

Servizi assicurativi e legali

Documenti Ufficiali

Domande Utili

Formazione

Corsi qualificati per Formatori

E-Learning

Supporti didattici

Informativa Corsisti

Eventi

Convegni Aifos

Materiali convegni

Videogallery

News

Quaderni

Editoria

Comunicati stampa

La normativa sulla sicurezza

Interventi e commenti

Policy

Politica Qualità

Politica per la protezione dei dati personali

 

logo-fondazione-aifos-payoff.png

image
Associazione certificata
Sistema Gestione Qualità 9001

Sportello_di_garanzia.png

Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
25123 Brescia, c/o CSMT Università degli Studi di Brescia - Via Branze, 45
Tel 030.6595031 - Fax 030.6595040 | C.F. 97341160154  - P. Iva 03042120984

Privacy - Cookies Policy - Gestione segnalazioni-whistleblowing

image  image  image  image  image  image  image  icon_whatsapp.png

Accettazione e gestione Cookie per il nostro sito

Il sito utilizza cookie tecnici, ci preme tuttavia informarti che, dietro tuo esplicito consenso espresso attraverso cliccando sul pulsante "Accetto", potranno essere installati cookie analitici o cookie collegati a plugin di terze parti che potrebbero essere attivi sul sito.

Accetto
 
Non accetto